grandi cuochi e antichi sapori delle trattorie tra Navigli e abbazie
Le cinque caratteristiche fondamentali
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| Il Naviglio a Milano |
Come canta Guccini: «Ben venga maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera / il nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera». Senza arrivare a tanto, ci si può comunque lasciare alle spalle qualcosa, la città, ad esempio. Maggio è il mese ideale per la gita fuori porta. È tiepido, quasi caldo senza essere ancora afoso. Però una gita fuori porta come scorribanda comanda, ha l’obbligo di rispondere a cinque caratteristiche fondamentali (anche se solo la quinta è irrinunciabile):
1) deve essere veramente fuori porta, cioè poco oltre la cerchia urbana
2) se è un po’ più lunga, non deve costringere a una (insopportabile) coda per il rientro
3) deve essere a portata di pennica in caso di maltempo; per capirci: se piove e non ci si può sdraiare sotto un albergo, si deve poter arrivare al divano rapidamente
4) per accontentare le pulsioni culturali e/o paesaggistiche di qualcuno dei gitanti deve poter comprendere qualcosa da vedere
5) deve avere come obbiettivo una tavola imbandita.
Avete mai fatto un giro attorno a Milano? Dà una sensazione strana, si avverte ancora la presenza della città, ma si entra in un’altra dimensione. È il fascino del confine, del limite tra metropoli e campagna. Immagini. Il Naviglio Grande con le aiuole dei gerani lungo l’argine. Le marcite inventate dai monaci di Chiaravalle per garantire il verde in ogni stagione. A proposito, le abbazie, splendide, come quella di Morimondo (morire al mondo, cioè «vivere da Risorti»), la mia preferita, fondata nel 1134. I filari di pioppi. La statua di San Carlo Borromeo prima del ponte sul Naviglio a Cassinetta di Lugagnano. Le ville nobiliari: villa Gaia (detta così perché nel Quattrocento era corte di divertimenti) Gandini e Palazzo Archinto a Robecco. Castelli, quelli viscontei di Binasco e di Cusago. E i parchi, la natura.
Accontentati i turisti, eccoci, finalmente, al punto cinque. E appena fuori Milano ci sono tavole che ispirano la gita a cominciare da D’O, dove Davide Oldani esercita la sua cucina Pop, giocando con elementi semplici trasformati dal tocco del grande cuoco. O l’Osteria della Buona Condotta di Ornago con Matteo Scibilia e la sua Nicoletta, sempre a ricercare prodotti di pregio o a recuperare antichi sapori, dal foiolo ai missoltini. Alla trattoria del Gallo di Gaggiano, nel bel dehors, si viene, nomen omen, per il croccante pollo alla diavola. Dai Vinattieri di San Donato, grande cantina per accompagnare il carpaccio di struzzo e i crostoni caldi con la coppa piacentina. O, ancora, la trattoria San Galdino a Zelo Surrigone dove, in un’altra stagione, si può ordinare la cassoeula, ma ora c’è tutto il resto. Per gli altri consultate la lista. E per quelli che non ci stavano, ci sarà un’altra volta. Perché la campagna golosa è qui, appena fuori porta.
Roberto Perrone
30 aprile 2011




